Ci aiuta la biomeccanica? - Parte 1
Più il movimento delle ossa è vicino ai limiti di sicurezza fisiologica, più i legamenti vanno in trazione e viceversa. Sono passivi nel senso che non possono autonomamente variare l’intensità della loro forza, mentre i muscoli sono attivi poiché possono farlo.
Adesso ruotate l’avambraccio verso l’alto fino a posizionarlo perpendicolarmente al suolo: così facendo l’omero extraruota, come descritto nelle strisce in basso. Si ripete in maniera simmetrica lo stesso meccanismo precedente e i legamenti gleno-omerali limitano la rotazione aumentando la stabilità della spalla.
Bene. Questa è la parte teorica. Adesso identifichiamo bene ciò a cui va applicata.
Non è che occorre essere laureati in ingegneria bio-spazio-quanto-molecolare-meccanica per capire che se la schiena è in verticale, è possibile abbassare il bilanciere sulle spalle con una traiettoria rettilinea solo se vi sfondate il cranio con schizzi splatter di materia cerebrale sanguinolenta sugli specchi del bellissimo centro fitness in cui siete…
In questo punto della traiettoria l’omero è parallelo al suolo, i legamenti coraco-omerali non sono in tensione mentre lo sono quelli gleno-omerali per mantenere l’omero in sede. Il problema è che per passare il bilanciere dietro la testa l’omero è abdotto ed extra ruotato come nelle figure: in questa posizione i legamenti gleno-omerali sono alla massima tensione poiché devono contrastare le forze che lusserebbero l’omero contemporaneamente su due piani!
Proseguendo nella discesa l’omero si abbassa e si avvicina al corpo, perciò sul piano frontale i legamenti gleno-omerali si possono detenere, ma comunque sul piano sagittale l’extrarotazione è sempre presente.
Se considerate anche il fatto che il palestrato medio ha una mobilità omero-scapolare simile a quella di una porta blindata chiusa, avete la spiegazione della frase “il bilanciere fino alle orecchie, sotto non serve”.
A sinistra la fase finale del movimento di discesa: per appoggiare il bilanciere sulle spalle è necessario intraruotare gli omeri, utilizzando muscoli molto forti quali il deltoide e il pettorale.
Come migliorare?
Così facendo il movimento diventa quello dei disegni qua sopra: una marcata diminuzione dell’extrarotazione. Oltre al vantaggio “geometrico” della posizione, la volontaria adduzione delle scapole pre-contrae il capo posteriore del deltoide facendolo essere un abduttore ed extrarotatore, eliminando problemi di tipo coordinativo in risalita.
Ruotando di pochissimi gradi la caviglia per spostare il bacino di qualche centimetro più in avanti il posizionamento sarà assolutamente naturale poichè lo sbilanciamento in avanti del tronco permetterà di mantenere il torace in fuori senza forzature e di conseguenza l’atletapotrà concentrarsi sulle scapole e la bassa schiena.
Con una postazione a sedere, invece, è praticamente impossibile: a sinistra la posizione di partenza classica con il tronco appoggiato allo schienale, al centro il posizionamento che permetterebbe una corretta adduzione.

un altro duro colpo per gli amanti del lento dietro
[...] lupus in fabula, sul blog di IronPaolo e’ comparso un articolo proprio su questo esercizio: Ci aiuta la biomeccanica? - Parte 1 | Dangerous Fitness Personalmente, non mi piace nemmeno la lat machine dietro. Buon [...]
[...] deltoide è quello che lavora meno comunque leggi quà così ti fai un’idea fra lento avanti e dietro Ci aiuta la biomeccanica? - Parte 1 | Dangerous Fitness Swordfish [...]