Hebb squat
Ragazzi, questo è un gioco. Come dice il Saggio, “ognuno si diverte come gli pare, diceva quello che si martellava le palle sull’incudine”. In questo caso, una piccola rete neurale che impara a fare squat. Dio come adoro queste mental pipps …a me servono per capire meglio ciò che studio: mettere in pratica la teoria permette di sbattere il muso contro difficoltà sottovalutate dalla semplice lettura, per arrivare ad un grado di conoscenza secondo me superiore perché un minimo “vissuto”. In altre parole, se è vero che è possibile fare tesoro dell’esperienza degli altri evitando errori catastrofici, mettersi un po’ in gioco non può che portare un arricchimento.
Nei 40 anni successivi una serie di studi ha sempre più confermato che moltissime strutture cerebrali quali ad esempio l’ippocampo seguono la regola di Hebb, che è disarmante nella sua semplicità.
Poiché ho trovato delle implementazioni di reti neurali complicatissime, ho pensato di inventarne io una invece semplicissima (anche se alla fine per farla funzionare ci ho messo circa 30 ore eh…) in modo da dare la percezione di come si potrebbe visualizzare una “traccia neurale”.
Il dottor Hebb fa lo squat
Ipotizziamo che gli elementi di questo modello siano la schiena, i femorali e i quadricipiti. Mi limito ad illustrare i passaggi successivi solo per la schiena, per semplicità.
- L’univocità della codifica: ogni posizione è perfettamente identificata dalla sequenza.
- La sequenza “condensa” in se tutte le informazioni su forza dei muscoli della schiena, messaggi sensori visivi e propriocettivi: in un modello più sofisticato questi sarebbero evidenziati, ma questo contiene comunque le stesse informazioni.
Questo è pertanto il programma motorio per la schiena nello squat: quando la schiena è in una posizione, una riga della tabella input, la successiva inclinazione si ottiene leggendo la corrispondente riga sulla tabella output.
In altre parole, insegno alla rete che se la schiena è inclinata in un certo modo e sto scendendo, l’istante successivo deve inclinarsi maggiormente.
- A sinistra la matrice 30×30 delle connessioni (schiena, quadricipiti e femorali, ognuno presenta 10 configurazioni in ingresso e 10 in uscita, 30×30)
- Al centro una fase intermedia del training, si intravede la formazione di una “traccia” perché alcune sinapsi si rinforzano e altre si attenuano.
- A destra la formazione quasi completa della traccia neurale, una configurazione ben definita di connessioni che permette, data una posizione del corpo in ingresso, di ottenere la successiva configurazione in uscita.
Questo è il programma motorio per uno squat sopra il parallelo: arrivati ad una certa profondità il tizio… risale. Anche in questo caso la rete impara senza problemi il movimento!
La plasticità del cervello è così incredibile che è possibile resettare lo schema, passando da sopra il parallelo a sotto.

Scusa Paolo,
non sono certo di aver capito bene un passaggio,
per cui se non ti è di disturbo ti và di rassicurarmi su una cosa?
In pratica all’inizio della fase di apprendimento di un movimento,
dato un imput il SN avrò infinite (esageriamo) “scelte” per completare
il movimento tra cui scegliere (e quindi il processo sarò più lento e “macchinoso”).
Ma a poco a poco (con la pratica) emergerà l’output desiderato creando quindi un programma neurale unico e quindi, per forza di cose, più veloce e fluido (ottimizzato?)
Mi sà che mi sono spiegato da cani, ma a grandi linee è così?